Si propone una riflessione su due sentenze della Corte di Cassazione del 2023 che chiariscono l’attuale orientamento in materia di decoro architettonico, tutelato dall’art. 1120 c.c.,
indipendentemente dal pregio dell’edificio.
È lesiva qualsiasi opera che incida negativamente sull’armonia del fabbricato, anche in presenza di precedenti alterazioni, la cui valutazione spetta al giudice di merito.
Inoltre, gli interventi sulle parti comuni sono vietati se compromettono l’estetica, e i regolamenti contrattuali possono imporre limiti ancora più stringenti rispetto alla legge.